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La vita sociale dei celiaci: una ricerca sociologica di Cleto Corposanto

corposanto cletoLa nostra redazione ha intervistato Cleto Corposanto, sociologo attualmente impegnato in una interessante ricerca sugli effetti della celiachia sulla vita sociale dei celiaci.
Cleto Corposanto è Professore Associato di Sociologia Generale presso l'università degli studi di Trento; e' mebro dell'International Sociological Association (ISA) e dell’AIS – Associazione Italiana di Sociologia. E' inoltre membro dell'Academic Board del Dottorato di ricerca internazionale in Criminologia.
Quali sono le motivazione che l'hanno spinta intraprendere una ricerca di questo tipo sulla celiachia?
Risposta difficile da dare in poco spazio ma proviamo a riassumere cosi. La celiachia provoca certamente danni fisici (che possono essere anche gravi) intanto che uno non sa di averla e/o se non segue la dieta senza glutine una volta che la diagnosi c'è. E', insomma, una "malattia" particolare, direi una "quasi-malattia". Perché, appunto, una volta diagnosticata non ha una "cura" nel senso tradizionale del termine – cioè non c'è un farmaco che riduca il danno o cambi le carte in tavola (in attesa degli sviluppi di Alessio Fasano e altri…) – ma l'unica cura consiste appunto nell'eliminazione del glutine dalla propria dieta. Allora, se la consideriamo da un punto di vista strettamente medico questa "malattia", una volta diagnosticata (e se ovviamente la gente non assume glutine), smette di essere tale e di far danni; non è così a livello sociale invece perché il danno sociale della malattia celiaca può essere addirittura maggiore di quello medico. Sono infatti convinto che le intolleranze alimentari – la celiachia in primis – provochino una diminuzione di capitale sociale e relazionale importante.
Insomma: si sa molto dal punto di vista medico e psicologico degli effetti e delle cause della celiachia. Ma una sociologia della celiachia ancora manca: e mi pare ce ne sia estremo bisogno.
Ritiene che questa ricerca possa migliorare la qualità della vita delle persone che soffrono di celiachia? In che modo?
Intanto accrescere la conoscenza di un certo problema fa sempre bene: aiuta a descriverne meglio i contenuti, a delinearne meglio i confini, insomma a comprendere qualche nesso in più. Come dicevo prima credo che gli aspetti sociali della celiachia siano molti e molto importanti: allora, certamente questa non è una ricerca che migliorerà lo stato di salute di chi è intollerante al glutine, non è questo il suo obiettivo d'altro canto. Ma capire come e perché si perda relazionalità è importante si, e favorirne invece lo sviluppo anche. Perché più capitale sociale migliora certamente la qualità della vita, di tutti. Anche dei celiaci, quindi.
L'indagine coinvolge celiaci di tutta Italia? Ha riscontrato differenze particolari tra regione e regione, tra nord e sud?
L'indagine coinvolge celiaci di tutta Italia con qualche puntatina anche all'estero: la metodologia che utilizzo è quella della storia di vita (e di malattia celiaca), uno strumento qualitativo che permette di andare anche molto in profondità e mira in qualche modo a capire come la celiachia abbia "lavorato" e lavori sul mondo di relazioni che tutti noi abbiamo. Da questo punto di vista non ci sono, al momento (la ricerca è ancora in corso, sto ancora raccogliendo materiale insomma) differenze che paiono significative. Diciamo così: considerata dal punto di vista del danno sociale che produce, non c'è nord o sud per la celiachia. Fa danni e basta.
Di solito le persone si prestano volentieri a rispondere alle domande della sua ricerca?
Faccio ricerca per professione da una trentina d'anni, un lavoro duro ma pieno di soddisfazioni. Come ho scritto più di una volta nei miei articoli o in qualche volume, "non ho mai trovato nessuno che muoia dalla voglia di farsi intervistare". Comunque non bisogna per questo demordere: se si spiegano per bene modalità e finalità di una ricerca la gente diventa collaborativa. E' cosi anche in questo caso: sto raccogliendo molte storie di vita da parte di gente di ogni età, estrazione sociale, genere e luogo di residenza.
Qual è la difficoltà che più spesso incontrano nel quotidiano le persone malate di celiachia?
L'alimentazione fuori casa direi. Un problema trasversale che colpisce giovani e meno giovani, chi lavora e chi va in vacanza, gite scolastiche e cose simili. Ma è proprio questo il fatto: mangiare fuori casa in modo sicuro aumenta certamente il livello complessivo di qualità della vita dei celiaci. Insomma, una volta "risolti" gli aspetti medici della celiachia, bisogna investire molto sulla parte sociale e psicologica della stessa. E qui le cose da fare sono ancora tante…
Che ruolo sta giocando internet nello svolgimento della sua ricerca? E come può internet migliorare la situazione attuale grazie all'ultima deriva "sociale" che sta caratterizzando questi mesi?
Internet sta giocando un ruolo decisivo sulla mia ricerca: perché gran parte delle storie di vita mi arrivano da gente che legge cose come questa e mi contatta chiedendo come possa collaborare. Ci sono moltissimi forum e blog sulla celiachia e tutti sono frequentati da persone che in fondo hanno gli stessi problemi e la stessa voglia di cercare di risolverne alcuni. Da Internet, insomma, ricevo linfa vitale per questa ricerca…..Anzi, se qualcuno vuole collaborare può contattarmi all'indirizzo email cleto.corposanto@unitn.it