Osteoporosi da celiachia: dalla prevenzione alla protesi anca

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’osteoporosi una condizione di rischio fratture da fragilità ossea (dovuta alla riduzione della massa minerale ossea) e da degenerazione dello scheletro.

Tra le cause, oltre all’età senile ed al periodo post-menopausale, ritroviamo la celiachia che genera una forma di assorbimento intestinale scorretto di calcio, determinante per la mineralizzazione delle ossa.

E’, quindi, fondamentale diagnosticare la celiachia per intervenire in tempo attraverso una dieta adeguata e preventiva che escluda il glutine bloccando il deteriorarsi delle alterazioni ossee.

Il celiaco non diagnosticato rischia fratture, tra cui la più temuta frattura del femore: in estreme conseguenze come questa, ricorrere all’intervento chirurgico mini invasivo per l’impianto della protesi anca è la scelta più efficace e sicura da fare per migliorare la qualità della vita. Ne parliamo con il Dott Michele Massaro, chirurgo ortopedico esperto in chirurgia ortopedica mini invasiva dell’anca e del ginocchio

 

Il rischio osteoporosi del celiaco

La celiachia, prima considerata una malattia dell’infanzia, è stata in seguito riconosciuta anche come patologia negli adulti.

Secondo recenti studi, ne soffre l’1% della popolazione europea e statunitense: si manifesta nel bambino con gonfiore addominale, diarrea e problemi di crescita, nell’adolescente con dolori, vomiti, stipsi, anemia, artrite, nell’adulto con diarrea, anemia caratterizzata da mancanza di ferro ed osteoporosi che provoca la fragilità ossea nel celiaco non diagnosticato.

L’osteoporosi, che porta alla riduzione (bassa densità) della massa ossea e al deterioramento dello scheletro a causa di alterazioni del metabolismo osseo, viene riconosciuta come una malattia metabolica dell’osso con rischio fratture per traumi minori o sine traumi (senza causa evidente).

Un particolare esame chiamato MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) misura la quantità di minerale osseo, ma la qualità dell’osso viene valutata esclusivamente tramite tecniche più sofisticate che, tuttora, non rientrano nella normale routine diagnostica.

Misurare il metabolismo osseo consente di optare per una terapia a base di farmaci stimolanti la formazione ossea, anti-fratturativi, intervenendo anche su un eventuale deficit di vitamina D e di calcio. Tutto questo per prevenire la perdita di massa ossea nel celiaco.

Spesso, l’osteoporosi è asintomatica fino alla prima frattura.

 

Osteoporosi non curata in tempo nel celiaco non diagnosticato

Senza diagnosi, prevenzione e relativa cura della celiachia il paziente che non sa di essere celiaco va incontro a gravi rischi.

La celiachia, responsabile anche di osteoporosi, può far correre al paziente grossi rischi legati alla fragilità ossea, ovvero fratture, tra cui la più temuta frattura del femore che può verificarsi a qualsiasi età.

Il femore, l’osso più lungo e voluminoso del corpo umano situato nella coscia, comunica con l’anca nell’articolazione coxofemorale, con la rotula e la tibia nell’articolazione del ginocchio.

Può fratturarsi non soltanto a causa dell’osteoporosi ma per un trauma sportivo o da incidente stradale, oppure per patologie come il diabete o l’artrite reumatoide.

Di solito, la frattura del femore provoca dolore acuto e immediato (che s’irradia verso l’inguine o il ginocchio o la caviglia), difficoltà a muovere la gamba e stare in piedi, gonfiore, lividi e tumefazioni, deformazione e accorciamento dell’arto compromesso.

Le fratture del femore non adeguatamente trattate portano a gravi complicazioni: infezioni, deformità, artrosi post-traumatica, rigidità articolare che limita il corretto movimento dell’arto.

Cosa fare in caso di frattura del femore?

 

Frattura del femore: la soluzione più efficace, sicura e mini invasiva

Nei casi di frattura del femore causata da osteoporosi o altro, la terapia chirurgica migliore, la più sicura ed efficace, è quella offerta dalla chirurgia ortopedica mini invasiva con cui impiantare una protesi anca totale (o artroplastica totale dell’anca). Vengono, in tal modo, sostituiti l’osso e la cartilagine dell’anca impiantando una protesi composta da vari elementi in ceramica e polietilene.

L’intervento mini invasivo, oltre ad essere più rapido, meno traumatico e doloroso, è anche sicuro ed efficace se eseguito da mani esperte, specialisti della chirurgia ortopedica mini invasiva.

Viene ripristinato il corretto movimento e l’articolazione, il dolore si riduce o si elimina.

La permanenza in ospedale dura da 4 a 15 giorni a seconda dei casi ed il paziente potrà eseguire la riabilitazione anche a casa con un programma di fisioterapia mirato.

La ripresa delle normali attività quotidiane avviene dopo 2-4 settimane dall’intervento.

Perché questo tipo di chirurgia avanzata è chiamata mini invasiva? Perché si riducono l’incisione, il dolore, le perdite di sangue prima e dopo l’intervento, la durata dell’operazione (40-60 minuti), i tempi di recupero e la permanenza in ospedale.


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