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Celiachia e Autismo: può una dieta senza glutine essere di aiuto? Intervista allo specialista Massimo Borghese

Una dieta senza glutine nei casi di autismo sembra avere effetti positivi. Ci spiega questo fenomeno il dottor Massimo Borghese, esperto foniatra che da anni si occupa di questo settore.

Chi è Massimo Borghese?
borghese_homeSono laureato in medicina e chirurgia con un´approfondimento della chirurgia estetica, ho due specializzazioni, in otorinolaringoiatria ed in foniatra, ma è soprattutto questa seconda, che ho conseguito nel 1988, che mi ha attirato di più, e da venti anni lavoro prevalentemente come foniatra, cioè come specialista in fisiopatologia della comunicazione, prediligendo in particolare due settori della disciplina foniatrica: la voce artistica e l’autismo. Impossibilitato a realizzare nella struttura ospedaliera in cui lavoravo, un progetto ad ampio respiro sulla ricerca, la diagnosi e le terapie dell’autismo infantile (perché fuori dall’interesse e dagli obiettivi dell’azienda ospedaliera), mi sono avventurato nell’impresa di metter su da solo, con un ristretto gruppo di persone che credevano in questo progetto, un centro diagnosi e terapia dell’autismo. Nel giro di pochi anni, la buona riuscita del nostro lavoro, in termini di risultati concreti, ci ha messo in condizione -su invito e sollecitazione dell’utenza- di poter aprire altre sedi in diverse città italiane, e nel 2008 ho anche varcato i confini dell’Italia, andando in Svizzera (qualche anno prima avevo, a dir la verità, rifiutato anche un’offerta proveniente dalla Libia).
Nel suo lavoro con i bambini autistici pone come centrale il tema della verbalità; questa componente è secondo lei sottovalutata nelle metodiche classiche d'intervento riabilitativo?
Sì. Nella maggior parte dei casi, o si ignora come si deve intervenire sulla verbalità, per mancanza di specifica competenza da parte degli operatori; o si commette l’errore di credere che per iniziare il lavoro sulla verbalità bisogna attendere che un bambino abbia già raggiunto e maturato determinate abilità attentive, cognitive, percettive, e comportamenti più adeguati e collaboranti, ignorando invece che spesso è l’acquisizione ed il possesso di pur minime capacità comunicative espressive verbali che favorisce il miglioramento della comprensione, del comportamento e di altre abilità che sono invece figlie e non madri del linguaggio.
Si parla spesso degli effetti positivi di una dieta senza glutine su soggetti autistici; per quella che è la sua esperienza, ha potuto riscontrare effetti positivi di una dieta gluten-free sui suoi pazienti malati di sindrome autistica?
Sì. Anche se credo di dover esternare alcune considerazioni al riguardo. Facciamo un passo indietro: Non esiste, a mio parere, l’autismo, ma "gli autismi". Intendo dire che tanti bambini aventi in comune quei sintomi il cui insieme configura la cosiddetta sindrome autistica, giungono a quello stato clinico, provenendo da situazioni molto diverse, se non da caso a caso, almeno da gruppi di casi a gruppi di casi. Le cause dell’autismo sono tantissime, peraltro l’una non eslcude l’altra, combinandosi spesso tra loro. Possono esserci componenti genetiche, a loro volta predisponenti o determinanti, o ancora predisponenti a sensibilità successive verso altri eventi patogeni; possono essere infettive pre o post natali; possono essere tossiche; dismetaboliche (a loro volta primitive o secondarie ad altre già citate o forse sconosciute…). Insomma, intendo affermare che solo in alcuni casi, anche se numerosi, alla base dell’autismo c’è un substrato nettamente metabolico. Ecco, questo è il presupposto per il quale esistono soggetti, che io definisco "responders", fortemente sensibili ai cambiamenti alimentari, ed altri (che chiamo "non responders") che, con sintomi di autismo uguali ai primi, risultano refrattari ai provvedimenti dietetici.
Ogni evidenza empirica però, per essere accettata dalla comunità scientifica, necessita oltre che di dati sperimentali favorevoli anche di adeguati studi che confermino la tesi. La ricerca in questo settore a che punto è?
Credo che ci sia un bel po’ di confusione al riguardo. Purtroppo l’ambiente dei più o meno degni "addetti ai lavori" in tema di autismo è fortemente inquinato dalla presenza di improvvisati operatori che, fiutato il "business", si sono gettati a capofitto in un campo di cui conoscono poco o nulla; è inquinato da "seminatori di scetticismo", rappresentati per lo più da falliti o da non desiderosi di rimettersi in discussione, che liquidano ogni ventata di novità con parole di discredito che cercano di diffondere attraverso mezzi di comunicazione di cui attualmente ancora dispongono; è inquinato da speculatori che cercano di ridurre l’autismo di volta in volta a ciò che fa più comodo ai loro interessi di vendita di prodotti.
Ne deriva che la ricerca, una ricerca seria, non esiste quasi; anche perché ci si nasconde dietro ad una pretestuosa concezione di "validazione scientifica", che altro non sarebbe che richiedere, per accettare la validità di studi già concreti e credibili, un avallo da parte di vecchi e atrofizzati circuiti valutativi pseudoufficiali che si trovano da tempo al di fuori di ogni realtà pratica.
Si stanno investendo secondo lei le dovute energie per sviluppare questo settore di ricerca? Nel caso così non fosse, quali sono secondo lei le ragioni di un così scarso investimento?
Non si sta investendo come si dovrebbe. Citerei almeno due ordini di motivi: L’erogazione di fondi per una ricerca pubblicamente finanziata dipende da gente che di questi argomenti capisce poco o nulla, ed è sistematicamente influenzata da interessi politici (quale che sia il colore; non casco nell’ingenuo idealismo che fa parlar bene di uno schieramento rispetto all’altro) o da universitari che hanno come prevalente o unico interesse quello di tramandarsi le teorie e le cattedre di padre in figlio, senza affannarsi ad aprirsi realmente al nuovo, perché costa maggiore, e per loro, inutile, fatica.
L’altro motivo sta nel non voler ledere interessi altissimi, dal momento che fare ricerca sulle cause di autismo e di alterazioni metaboliche che ne sono spesso alla base, significherebbe parlare di cibi geneticamente modificati, di danni da mercurio ed altri metalli tossici che si trovano dappertutto e che alterano, tra l’altro, equilibri intestinali e quindi metabolici.
L'American Academy of Pediatrics (www.aap.org) conferma la tesi per cui il trattamento con una dieta priva di glutine nei bambini autistici, pur non avendo ancora alla sua base una solida teoria scientifica, offre numerosi e promettenti "case study". Nonostante questo da molti l'applicazione di una dieta priva di glutine in assenza di una dichiarata celiachia viene considerata superflua. Ultimamente si è parlato addirittura di una "moda" che supporterebbe la dieta gluten-free per ragioni di mercato. Qual'è la sua opinione al riguardo?
Al contrario, io ho avuto modo di constatare che in molti bambini risultati non celiaci, una dieta priva di glutine (e, aggiungo, priva di caseina e soia) ha determinato un visibile miglioramento di sintomi quali l’iperattività, l’insonnia, l’agitazione continua, l’irregolarità intestinale, il deficit attentivo, la scarsa recettività e capacità di partecipazione alle sedute terapeutiche.
E’ anche plausibile parlare di "moda" a supporto di una dieta gluten-free, nei casi in cui un bambino dovesse risultare "non responder" dopo almeno un anno di restrizione alimentare. In quei casi mi sembra superfluo insistere, e ritengo ingiusto motivare la non sensibilità alla dieta con accuse alla famiglia ritenuta responsabile di una non rigida applicazione dei provvedimenti. Posso testimoniare di aver visto bambini a dieta migliorare nel giro di pochi mesi, ed altri, seguiti altrettanto bene, non presentare alcun progresso.
Ritorno a quanto già dichiarato sopra: esistono autistici più "metabolici", ed altri meno. Inutile accanirsi nel caso di questi ultimi. Lì parlerei di moda e di speculazione per ragioni di mercato.
Vuole aggiungere qualcosa a quanto detto fino ad ora?
Sì, vorrei far presente che, attualmente, intervenire sull’autismo significa instaurare nel bambino che non comunica e non parla, quelle abilità che da solo non raggiungerebbe mai, a causa della sua patologia, e che tale intervento deve essere effettuato da operatori altamente specializzati e formati. Allo stesso tempo, la dieta e le cosiddette terapie metaboliche sono a mio parere paragonabili ad una "ripulita della lavagna" sulla quale la terapia abilitativa deve scrivere. In altre parole, il bambino non esce dall’autismo perchè segue la dieta e assume i farmaci integratori e disintossicanti; ma grazie alla dieta ed agli integratori diventa più recettivo e più veloce nell’acquisire gli effetti della logopedia.