Il "ferro dolce" in aiuto dei celiaci

La carenza di ferro è una diffusa problematica nutrizionale a livello mondiale. Secondo le stime della World Health Organization (WHO), due miliardi di persone - oltre il 30% della popolazione mondiale - soffrono di carenza di ferro. Interessa per la maggior parte donne in età fertile, bambini dopo i sei mesi di vita, adolescenti e anziani. Anche chi ha un’alimentazione controllata può andare incontro a carenze di ferro. Infine, può essere anche correlata alla celiachia.
Integrare la carenza di ferro senza il rischio di fastidiosi disturbi collaterali è oggi possibile grazie a un integratore alimentare a base di ferro bisglicinato che, grazie alla sua formulazione, non procura intolleranze digestive, costipazione, nausea, bruciori allo stomaco che affliggono solitamente chi integra la dieta con questo minerale. Il ferro bisglicinato (ossia chelato - cioè legato - con aminoacidi) è ben tollerato dall’organismo tanto da essere definito il ferro gentile.
Inoltre il legame con gli aminoacidi lo rende particolarmente biodisponibile, ovvero facilmente assorbibile, poiché sfrutta i numerosi trasportatori degli aminoacidi per essere assimilato dall’organismo. Grazie a queste sue caratteristiche, può essere consigliato in caso di anemia anche in soggetti delicati come gli adolescenti o le donne in gravidanza.

Gli integratori alimentari a base di ferro sono solitamente caratterizzati da una bassa biodisponibilità e l’utilizzo di dosi ripetute può risultare dannoso per la tossicità che deriva da sovradosaggi di tale minerale, poiché se in eccesso è in grado di favorire la formazione di radicali liberi. Una scelta accurata della forma di ferro da utilizzare risulta perciò particolarmente importante. Il ferro chelato con amminoacidi è stato impiegato in diversi studi clinici e tossicologici, che ne hanno dimostrato la validità, riconoscendolo come GRAS (Generally Recognized As Safe) dall’FDA statunitense.

Recentemente la rivista scientifica Archives of Gynecology and Obstetrics ha riferito come il ferro bisglicinato sia associato a un numero di effetti collaterali inferiore se confrontato con altre formulazioni organiche e inorganiche di ferro, come deriva dallo studio effettuato su un gruppo di 453 donne in gravidanza. Nello stesso tempo, il lavoro indica come l’assenza di gravi disturbi abbia fatto registrare il tasso maggiore di compliance all’interno del gruppo di pazienti che utilizzavano il ferro bisglicinato.

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