Racconto di un pomeriggio dedicato alla celiachia

Una ragazza mi chiede come è possibile che dopo un lungo iter durato tre anni con degli esami (biopsia compresa) poco chiari che hanno fatto di lei una celiaca latente, un bel giorno, l'ennesimo medico consultato, giunge alla diagnosi: "Per me è celiachia" si sente dire, ma in lei rimangono dubbi e perplessità: "Come può dire che sono celiaca se per anni, con questi stessi risultati dalle stesse analisi, nessun dottore è stato in grado di farlo? Sarò davvero celiaca?!".
Interviene a questo punto un'altra ragazza con una storia di vita praticamente opposta: sono dieci anni che sta male appena ingerisce qualcosa che contiene glutine ma nessuno le fa la diagnosi perché i medici sostengono che la sua sia una vera e propria allergia e non un'intolleranza, quindi lei non può essere considerata una vera e propria celiaca, con tutto quello che ciò ne comporta, e quindi nessuna sicurezza sulla dieta cui sarebbe sottoposta dovendo essere ricoverata all'ospedale ma soprattutto niente esenzione medica...
Ma qualcuno le suggerisce il nome di un dottore che conosce cui rivolgersi, che farebbe proprio il caso suo perché potrebbe proporle un nuovo esame, quello della "pillola con sonda", che forse potrebbe aiutarla ad arrivare ad una diagnosi.

Questo è parte di quello che ci siamo detti domenica 18 aprile presso la biblioteca Quinto...che legge dove, in seguito ad un intervento di Matteo Malanca, responsabile della struttura, ho presentato il mio libro Sono celiaco, non malato! e dove abbiamo avuto modo di parlare di celiachia.

Ho cercato di far capire quello che il titolo del libro rappresenta, che è in realtà, per me, è un modo di pensare, un modo di essere ed è quello che vorrei: vorrei che la celiachia fosse da tutti vissuta in modo responsabile, consapevole ma soprattutto sereno; ecco perché non voglio parlarne come di una malattia, perché non la considero tale e soprattutto perché non la vivo come tale.

Parlando con le persone, grazie alle loro esperienze, mi rendo conto che qualcuno ora sa qualcosa in più, ed è importante; immagino anche che qualcun altro invece non abbia sentito cose completamente nuove o strabilianti, ma quello che so è che ogni persona va a casa pensando che come faccio io può fare anche lei, che come sono serena io può esserlo anche lei, che come la celiachia per me è diventata un punto di forza può diventarlo anche per lei... perché lo leggo nelle loro strette di mano, nel loro sorriso, nei loro occhi...

Questo è il bello di trovarsi a parlare di celiachia: poter dire la propria e tornare a casa con il sorriso.

di Raffaella Oppimitti
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